Modelli ALFA ROMEO Anni '80
(1987)
Alfa Romeo
164
L'Alfa Romeo 164 è una vettura Alfa Romeo prodotta dall'1987 al 1997 ad Arese. Ideata come erede delle Alfa 6 e dell'Alfa 90 quale ammiraglia della produzione della casa milanese. L'uscita sul mercato della Alfa Romeo 164 è stata in forse fino all'ultimo momento, poiché lo sviluppo è stato iniziato sotto la gestione IRI, e l'acquisizione dell'Alfa Romeo da parte di FIAT ha fatto temere che la nuova proprietà non volesse far uscire un modello che si sarebbe posto in diretta concorrenza con l'altra ammiraglia del gruppo, la Lancia Thema. Presentata nel 1987, è stato un modello fondamentale per l'Alfa Romeo.
Disegnata da Pininfarina, venne sviluppata sullo stesso pianale utilizzato per Fiat Croma, Lancia Thema e Saab 9000. L'Alfa Romeo 164 presentava una caratterizzazione stilistica molto marcata, a differenza di Croma, Thema e 9000 che invece adottano il medesimo giro-porte. La linea a cuneo riuscì anche a farle raggiungere un buon coefficiente di penetrazione aerodinamica di 0,30 cx. L'Alfa Romeo 164 riscosse da subito un successo notevole e fu il primo modello di alta gamma della casa a trazione anteriore.
La produzione di questo modello proseguì, con solo lievi modifiche estetiche, sino al 1997 e registrò, nei dieci anni di vita, una produzione complessiva di circa 270.000 esemplari. Il propulsore base tra le motorizzazioni a benzina era il modello da 2 litri di cilindrata Twin Spark bialbero, per chiudere con il 3.0 V6 12v da 192cv comunemente chiamato "Busso" dal progettista che l'ha ideato, Giuseppe Busso. L'anno successivo alla presentazione fu presentato anche il 2.0 4c di derivazione Lancia, sovralimentato da turbina T3. Nel 1990 il 3.0 12v fu portato a 200cv.Nel 1991 ci fu un rilevante salto prestazionale con l'entrata in produzione del 2.0 V6 Turbo, capace di 210cv costanti ed oltre 240 in overboost, permettendo all'ammiraglia di entrare nella nicchia del tempo delle auto in grado di sfiorare i 250 km/h. Nel 1992 l'Alfa mise in produzione i 3.0 V6 24v inizialmente con potenze da 211cv successivamente da 230 che poi fu abbinato anche ad una trazione integrale. Il V6 Turbo venne depotenziato per non sovrapporsi in catalogo alle versioni 3 litri.Per quanto riguarda i motori diesel, erano quelli forniti dalla VM Motori. Venne sostituita nel catalogo dalla 166.
(1983)
Alfa Romeo
Arna
L'Alfa Romeo Arna è una berlina di segmento medio inferiore, costruita dalla casa milanese in collaborazione con la Nissan e prodotta dal 1983 al 1987.Alla fine degli anni settanta l'Alfa Romeo decide di proporre una vettura di classe medio-inferiore, al fine di inserirsi nel nuovo settore di mercato, sostanzialmente creato dalla Volkswagen Golf, cui il gruppo Fiat ha risposto contrapponendo, anche se in ritardo, i nuovi modelli Fiat Ritmo e Lancia Delta. Vista l'impossibilità di creare un'automobile nuova in tempi brevi, la dirigenza decide di creare una joint venture con la giapponese Nissan, creando un apposito stabilimento dove verranno assemblate le scocche del modello "Pulsar", fornite dalla Nissan, con le meccaniche derivate dall'"Alfasud". L'accordo che costituisce la Alfa Romeo Nissan Automobili SpA, viene firmato a Tokio, il 9 ottobre 1980, da Takaschi Ishihara e da Ettore Massaccesi, presidenti rispettivamente di Nissan e di Alfa Romeo (a quel tempo ancora proprietà dell'IRI).
La nuova unità produttiva viene costruita a Pratola Serra in tempi record, ma servirà ancora meno tempo per capire che questa operazione sarebbe stata ricordata come il più grave disastro industriale e commerciale nella storia dell'Alfa Romeo. Dal punto di vista industriale, non appena si inizia concretamente l'assemblaggio dei prototipi, ci si accorge che le scocche Pulsar dovranno essere modificate per accogliere la meccanica Alfasud, il che comporterà un grave ritardo nella messa in vendita del modello, oltre ad un notevole aumento dei costi di produzione. Dal punto di vista commerciale, è da registrare il prevedibile rifiuto degli Alfisti verso una linea di gusto orientale, ormai datata e distante anni luce dalle forme sportiveggianti ed aggressive che, sino ad allora, avevano contraddistinto le vetture del biscione. A salvare minimamente la situazione, la decisione presa di fronte ai ritardi del progetto e alla necesità di garantire produzione allo stabilimento di Pomigliano d'Arco, di realizzare una vettura con meccanuca e pianale dell'"Alfasud": la Alfa Romeo 33, che uscirà pochi mesi dopo. L'Arna è stata costruita nelle versioni L (3 porte) ed LS (5 porte) dotate della motorizzazione Alfasud base, ovvero del boxer 1.2 da 63 CV. A queste, si affiancava la versione sportiva TI (3 porte) che, motorizzata con il più potente 1.3 da 86 CV, raggiungeva facilmente velocità superiori a 170 km/h.Le prestazioni, confrontate ai concorrenti modelli dell'epoca, si posizionavano al vertice della categoria ed i lamierati, a struttura differenziata e trattati con metodo zincrometal, avevano in buona parte risolto gli annosi problemi di corrosione che avevano afflitto la precedente produzione Alfasud.Tuttavia la vettura non incontrò il favore del pubblico e, dopo appena tre anni e mezzo di attività, la produzione venne definitivamente fermata nel 1987; prima decisione strategica della nuova dirigenza Fiat, divenuta proprietaria dell'Alfa Romeo in forza dell'accordo stipulato con Romano Prodi, allora presidente dell'IRI. Da quel momento il modello inferiore di gamma Alfa Romeo divenne la 33.
(1985)
Alfa Romeo
75
Erede della Giulietta '77, la 75 venne presentata nel maggio del 1985 per festeggiare il 75° anniversario della casa da cui appunto il nome in un momento finanziariamente molto difficile per la Casa, di proprietà statale. Con le poche risorse a disposizione non era possibile progettare un'automobile nuova, bisognava conservare non solo la meccanica (a sua volta derivata da quella della Alfetta) ma anche l'intera ossatura della carrozzeria della Giulietta. Con un'operazione simile a quella che, l'anno precedente, aveva portato alla luce l'Alfa 90, vennero ridisegnate unicamente le parti esterne dei lamierati. La profilatura perimetrale in plastica nera serviva per coprire la lamiera saldata alle portiere (le stesse della Giulietta) per accentuare la linea a cuneo della vettura. Come tutta la meccanica anche i motori, 4 cilindri bialbero con alimentazione a 2 carburatori, erano i medesimi della Giulietta, come pure il turbodiesel 2 litri della VM Motori. A questa gamma s'aggiungeva il V6 di 2492cc a iniezione da 158cv) (lo stesso di Alfa 90 e Alfetta GTV 6). Grazie all'adozione dell'intercooler e all'aumento della pressione di sovralimentazione la 2.0 Turbodiesel aveva 90cv (anziché 82). Nonostante non proponesse nulla di sostanzialmente nuovo, la 75 ottenne grande successo. Nel 1986 venne presentata la 75 1.8 Turbo, spinta da una versione turbocompressa da 155 cv del classico bialbero di 1779 cc. Prestazioni, carrozzeria e interni erano simili a quelli della Quadrifoglio Verde. Una versione da corsa della 75 Turbo venne iscritta al campionato italiano SuperTurismo. Per celebrare i discreti risultati ottenuti nella competizione, alla fine dello stesso anno, venne prodotta (in 500 esemplari) la 75 Turbo Evoluzione, con motore identico alla 75 Turbo normale e con carrozzeria molto vistosa (spoiler anteriore, minigonne, cerchi in tinta, strip adesive).
Nel 1987, per celebrare lo sbarco (che poi si sarebbe rivelato fallimentare) della 75 sul mercato USA, vennero lanciate le 75 America.
Le America erano caratterizzate da paraurti maggiorati (del tipo ad assorbimento d'urto) in tinta, parafanghi allargati, bandelle sottoporta, cerchi in lega, spoiler posteriore e interno più curato. Erano disponibili nelle versioni 1.8 Turbo o 3.0i V6 (2959 cc, 188 cv): la prima rimpiazzava le 75 Turbo con carrozzeria normale, mentre la seconda prendeva il posto della Quadrifoglio Verde.Nel 1988, grazie alle maggiori risorse finanziarie messe a disposizione della Fiat (nuova proprietaria della Casa), venne lanciata la 75 2.0i Twin Spark. Il classico 4 cilindri bialbero 2 litri beneficiò di alimentazione a iniezione, testata a doppia accensione e variatore di fase. La potenza saliva da 130 a 147cv. Esteticamente la 75 Twin Spark si distingueva dalle America per i paraurti (non maggiorati) e per la mascherina specifica (parzialmente in tinta).Nello stesso anno la 75 perse inoltre ufficialmente il prefisso "Alfa" e subì un leggero restyling: esteticamente la calandra perse i listelli orizzontali, soppiantati da due prese d'aria più grandi, mentre i gruppi ottici posteriori divennero rossi, con inserti bianchi in corrispondenza delle frecce e delle luci di retromarcia.Nel 1990 la 1.8 adottò iniezione e variatore di fase (120cv), mentre comparve la 2.4 Turbodiesel (2393cc, 116cv), con allestimento simile alla Twin Spark.Nel 1991, quando ormai la carriera della 75 era quasi al capolinea, per farla resistere per un altro paio d'anni, tutti i modelli adottarono specchietti retrovisori e paraurti in tinta e dei gruppi ottici posteriori totalmente rossi, compresi i punti per gli indicatori di direzione e retromarcia. Inoltre arrivarono le versioni dotate di marmitta catalitica (divenuta obbligatoria per le vetture oltre 3 litri di cilindrata). Nacquero così la 75 3.0i cat V6 America (con 192cv, grazie ad un nuovo impianto di iniezione) e le 75 i.e. cat Europa, con motore 1800 (118cv) o 2000 Twin Spark (141cv). Contemporaneamente, grazie ad un nuovo impianto di iniezione elettronica, il motore 1800 turbo ottenne 10cv in più (per un totale di 165) ed andò ad equipaggiare la 75 Turbo America Quadrifoglio Verde. Nel 1992 anche la 75 1.6 si convertì all'iniezione elettronica e, a richiesta, alla marmitta catalitica (versione Europa). La potenza era di 109cv (103cv per la cat Europa). Lo stesso anno comparve nel listino la 75 1.8 i.e. Indy, caratterizzata da un look tipo Twin Spark e cerchi in lega specifici.
Alla fine del 1992, col debutto della nuova 155, la gamma 75 venne ridotta alle sole versioni 1.6 cat Europa e 2.0 TD. Alla fine del 1993 venne tolta definitivamente di listino.E' da segnalare però che che in alcuni mercati la commercializzazione delle 75 1.6 e 1.8 in versione catalizzata continuò fino al 1994, e fino ad allora la clientela continuava ad apprezzare soprattutto il vecchio modello, piuttosto che la 155: questo perché la nuova berlina fu realizzata eccessivamente in fretta, sul pianale utilizzato alcuni anni prima anche per la Lancia Dedra e la Fiat Tempra, e disponeva di una meccanica eccessivamente "Fiat", che deluse gli alfisti più puri.
(1983)
Alfa Romeo
33
Al momento di dare un'erede all'Alfasud, l'Alfa Romeo decise di cambiare la carrozzeria, ma conservando buona parte della meccanica e dunque del pianale, fatta di motore boxer, trazione anteriore, retrotreno ad assale rigido con parallelogramma di Watt, freni a disco sulle ruote anteriori,e freni a tamburo sulle ruote posteriori (unica differenza rilevante rispetto all'antenata Alfasud) e cambio manuale a 5 marce su tutte le versioni.
Perciò per ovviare al problema della mancanza assoluta di vere novità si decise di optare per una linea che differisse abbastanza da quella della sua progenitrice: cosi dalla matita diErmanno Cressoni venne fuori una vettura a due volumi e mezzzo con portellone posteriore con interni più moderni e funzionali.Analogamente a quanto successo per l’Alfa 75, nonostante l’anzianità della base meccanica, la modernità del progetto originario permise alla neonata Alfa 33 di mantenere elevata l’immagine del marchio che la distingueva.
L'Alfa 33, disponibile solo in versione a 5 porte, veniva assemblata a Pomigliano d'Arco e fu un grande successo: tra il 1983 e il 1995 vennero prodotti quasi un milione di esemplari. Il successo fu dovuto al buon comportamento stradale, alle prestazioni brillanti, all'affidabilità, all'originalità delle linee e all'inconfondibile ed accattivante rombo proveniente dal motore boxer.
Nei 12 anni di produzione subì molte evoluzioni, sia tecniche che estetiche, tuttavia si può dividere la carriera del modello in 2 serie.La Alfa 33, al momento della presentazione (1983) era disponibile in 2 versioni, la 1.3, spinta dal 4 cilindri boxer monocarburatore di 1351cc da 79cv (lo stesso delle Alfasud 1.3 SC) e la 1.5 Quadrifoglio Oro, mossa dal boxer bicarburatore di 1490cc da 95cv proveniente dall'omonima versione dell'Alfasud. Le due varianti differivano anche per l'allestimento interno ed esterno. La più ricca Quadrifoglio Oro era riconoscibile per la mascherina color argento metallizzato, gli ampi fascioni neri laterali, i copricerchi integrali, i profili color oro nei paraurti, gli indicatori di direzione anteriori con trasparente bianco, i rivestimenti interni in tessuto pregiato, il volante in legno e la dotazione più completa. La 1.3, priva di fascioni laterali, aveva invece la mascherina nera, coprimozzi neri sui cerchioni, i trasparenti arancioni per le frecce anteriori, il volante in plastica, rivestimenti meno pregiati e una dotazione di accessori ridotta.Il più evidente difetto delle 33 prima serie erano i consumi, legati al profilo abbastanza corsaiolo degli alberi a camme ed al sistema di alimentazione a carburatori. Anche il livello di finitura (non esaltante) e l'impianto di ventilazione (poco efficiente) non soddisfacevano.
Il 1986 fu l’anno della maturità per la piccola Alfa 33. Nell’autunno di quell’anno un intervento di natura commerciale ne cambiò la denominazione da “Alfa 33” in “33”, che si distinguevano per pochi particolari estetici: le nuove targhette di identificazione, gli indicatori di direzione anteriori (bianchi) e posteriori (con trasparente bianco e rosso anziché arancio/bianco e rosso), la nuova calandra a maglie orizzontali più larghe e con il nuovo scudetto, i paraurti ritoccati e le sottili minigonne estese a tutta la gamma. Ma le vere novità erano all’interno, che era stato completamente ridisegnato: la tormentata plancia cedette il posto ad una più convenzionale, dal design lineare interrotto solo dal compatto cupolino della strumentazione, identica a quella delle serie precedenti, ma meglio leggibile. Cambiava anche il volante, che perdeva il curioso “cuscino” centrale, mentre i rivestimenti e i pannelli porta si facevano più “importanti”. La gamma ’86, razionalizzata negli allestimenti, ma non in alcuni difetti congeniti (non era più disponibile il computer di bordo e l’Alfa Romeo Control era a richiesta, mentre il climatizzatore rimase inefficace), era composta dalle 1.3 e 1.3 S, dalla 1.5 TI da 105 cv, che sostituiva le precedenti Quadrifoglio Verde e Quadrifoglio Oro, dalla 1.5 4x4 da 105 cv e dalle nuove 1.7 Quadrifoglio Verde e 1.8 Turbodiesel.Ma nel panorama automobilistico di fine anni '80 la concorrenza sfornava modelli sempre più evoluti stilisticamente, specie nel segmento C, quello cioè delle vetture medie: nel 1988 fecero la loro comparsa la Fiat Tipo e la Renault 19, e l'anno seguente furono rinnovate anche la Peugeot 309, la Volkswagen Golf, e la Rover Serie 200. Pertanto nell'autunno del 1989 anche l'Alfa 33 venne sottoposta ad un sostanzioso restyling, che la omologò al nuovo family feeling introdotto dalla 164. Vennero modificati il frontale (completamente nuovo, spiovente e con paracolpi più avvolgenti), la coda allungata, alta e tronca e dotata di nuovi gruppi ottici simili a quelli della 164 che la attraversano trasversalmente, le maniglie porta e gli interni (completamente ridisegnati). Il lavoro di restyling riguardò qualche tempo dopo anche la versione Giardinetta, adesso denominata Sportwagon.La meccanica e il telaio subirono adeguamenti solo marginali, per correggere quanto possibile le noie alle sospensioni e alla geometria dell’avantreno, mentre l’abitacolo fu ulteriormente affinato.Con queste modifiche, tra il 1989 e il 1990 le nuove 33 sostituirono le vecchie versioni, che sopravvissero grazie alle serie speciali 1.3S Red (bicolore rosso-grigio e con allestimenti interni della Quadrifoglio Verde) e 1.3S Blue (blu metallizzato con allestimenti interni della 1.7 i.e.), oltre che con la rara 1.7 i.e. “Italia 90” vero canto del cigno della vecchia gamma 33.
Così, dal 1993 al 1995, la 33 continuò ad essere presente sul mercato con le sole versioni catalizzate, giungendo alla soglia del milione di esemplari. Nell'autunno del 1994 la 33, che ormai sentiva veramente il peso di ben undici anni di carriera, prima di uscire definitivamente di scena affiancò la neonata 145, sua erede, fino all'esordio della 146 nel 1995, anch'essa destinata a rimpiazzarla.
Auto-sep.com v1.1 2007
(1984)
La Alfa Romeo 90 è una vettura Alfa Romeo prodotta dall'1984 al 1987 ad Arese quale erede della Alfetta e venne sostituita dalla 164 dopo solo 3 anni di produzione. La 90 della progenitrice Alfetta riprendeva non solo l'intera meccanica (motori inclusi), ma anche la l'ossatura della carrozzeria. Il compito affidato alla Bertone di ridisegnare solamente la parte esterna delle lamiere non era dei più facili. Il risultato fu una berlina dalle linee piuttosto squadrate (e un po' superate), ma non prive d'una certa eleganza. Per migliorare la penetrazione aerodinamica sotto al paraurti anteriore si trovava uno spoiller regolabile.
Presentata al salone di al Salone dell'automobile di Torino del 1984, la 90 riproponeva senza modifiche la meccanica (raffinata, ma ormai obsoleta) dell'Alfetta: disposizione transaxle (con motore anteriore, trazione posteriore e gruppo cambio-differenziale al retrotreno), sospensioni anteriori a quadrilateri, ponte posteriore De Dion (che sorreggeva anche il gruppo cambio-differenziale), freni a disco su tutte le ruote (quelli posteriori montati all'uscita del differenziale per ridurre le masse non sospese).
Al momento del lancio erano disponibili due motori 4 cilindri bialbero di 1779 e 1962cc, un V6 con alberi a camme in testa di 2492cc e un 4 cilindri turbodiesel di 2.4 litri prodotto dalla VM Motori di Cento (FE). Nel 1985 venne lanciata la 90 2.0 6V Iniezione, con un motore derivato dall'omologo 2500, dotato di impianto iniezione Spica in luogo del Bosh Jetronic adottato sul 2500. Disponeva di 132cv. Trovandosi a competere con vetture del calibro della Lancia Thema, lanciata contemporaneamente e decisamente più moderna, la 90 faticò parecchio a ritagliarsi un proprio spazio. Il colpo di grazia alla 90 lo diede però il lancio (sempre nel 1985) della Alfa 75, dotata della stessa meccanica e di una carrozzeria più aggressiva.
A poco servì il restyling del 1986, che coinvolse la mascherina anteriore (leggermente modificata) e alcuni dettagli dell'interno, dando vita alla 90 Super. Dal punto di vista meccanico le uniche novità riguardavano il motore turbodiesel, potenziato a 105cv,l'eliminazione della versione 2.0 a carburatori e l'adozione di rapporti più corti per migliorare accelerazione e ripresa,con quinta marcia di potenza. Invariati gli altri motori della gamma.
Prodotta, in meno di 40.000 esemplari, fu sostituita nel 1987, dalla Alfa 164, vettura derivata proprio dalla sua concorrente Lancia Thema.
Alfa Romeo
90
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