Modelli LANCIA Anni '80


(1980)

Lancia
Trevi
La Lancia Beta Trevi fu presentata al Salone dell'automobile di Torino nel maggio 1980. Derivata dalla Lancia Beta due volumi, era una classica berlina 4 porte tre volumi come indicava, appunto, il nome stesso, che è una crasi da Tre V(olumi) di segmento medio-alto. Gran parte del lavoro svolto dai tecnici fu concentrato nella parte posteriore e le differenze rispetto al modello a due volumi erano, oltre al padiglione completamente diverso, la nuova inclinazione del lunotto ed i gruppi ottici ridisegnati.
La Beta Trevi mantenne, sostanzialmente, la stessa impostazione meccanica della Beta due volumi. Alla presentazione venne offerta con motori bialbero da 1,6 litri (102 CV e 166 Km/h) e 2,0 litri (115 CV e 176 Km/h), con la differenza che il motore a due litri venne offerto anche con l'alimentazione ad iniezione elettronica (122 CV e 178 Km/h). Per tutte le versioni era possibile richiedere il cambio automatico a tre rapporti.

(1982)
Lancia
Prisma
Frutto della matita di Giugiaro, la Prisma si presenta con una linea gradevole e classica al contrario della Lancia Beta e della Lancia Gamma che non vennero apprezzate molto dal pubblico.
Le sospensioni sono della Delta GT mentre il pianale è quello della Fiat Regata. La plancia si presenta molto moderna e rifinita molto bene con il vano radio e due vani portaoggetti. Tra gli optional ci sono il computer di bordo, l'aria condizionata (una delle più moderne per i tempi), i cerchi in lega, il sedile posteriore sdoppiato e ribaltabile. Il vano di carico si presenta molto capiente (410 dmc) in rapporto alle dimensioni. I motori sono l'1.3, 1.5 ed 1.6 a benzina. A questi si aggiungono i diesel 1.9 in versione sia aspirata che turbo.
Nel 1986, quando già circolavano 200.000 Prisma, venne presentata la seconda serie della Prisma, affinata nell'estetica e negli interni dove vennero montati l'1.6 i.e. ed il 2.0 montato sulla Prisma 4WD dotata di trazione integrale. Cambiò il frontale con i nuovi paraurti, la griglia più ampia, come optional lo spoiler e i nuovi fari posteriori. Venne migliorata la plancia e l'abitacolo con un nuovo impianto di climatizzazione.

(1984)
Lancia
Thema
Al Salone dell'automobile di Torino del Novembre 1984 (prima delle edizioni tenuta nella sede espositiva del Lingotto) Lancia, dopo la deludente ammiraglia 2 volumi dallo stile originale "Gamma" propone la nuova berlina di punta, la Lancia Thema. La Thema era una berlina dallo stile classico e moderno caratterizzato da grande semplicità ed eleganza al tempo stesso; la linea, opera dello studio di Giorgetto Giugiaro era piuttosto tradizionale onde evitare l'insuccesso causato dall'eccessiva originalità della "Gamma".La formula era la classica 3 volumi, con le 3 parti equilibratissime fra loro, frontale e coda imponenti ma sportivi, come si addiceva al segmento, ottima abitabilità e qualità delle finiture. La Thema fu sicuramente la meglio riuscita delle 4 sorelle figlie del progetto TIPO4 (Fiat Croma, Saab 9000 e in seguito anche Alfa Romeo 164) con le quali condivideva molta componentistica e la maggior parte dei lamierati della scocca, ne è prova il disegno del giro porte, esteticamente differente solo sulla 164. Nuove tecniche di saldatura e lavorazione delle lamiere permisero di realizzare portiere avvolgenti ed evitare antiestetici gocciolatoi, oltre che ottentere grande pulizia stilistica e un cx 0.32 di tutto rispetto. Internamente era realizzata con design Fiat e materiali di alta qualità come il velluto e l'alcantara ma non solo: la Thema fu la prima automobile ad essere arricchita da interni rivestiti della famosa pelle Poltrona Frau. Poteva essere dotata di ogni comfort dell'epoca, compresi i sedili (anteriori e posteriori) regolabili e riscaldabili elettricamente, telefono veicolare, sospensioni intelligenti e due tipi di impianti di climatizzazione automatici.Il primo, l'"automatic heating system", eredità di precedente componentistica (con grafica a diodi elettroluminescenti verdi, non in grado di raffreddare l'aria) e il secondo, quello che equipaggiò quasi tutte le Thema, moltissime Croma, altrettante 164 e 9000, che si distingue fino ai giorni nostri per la grande semplicità d'uso, raffinatezza tecnica ed efficienza termica, l'"Automatic Climate System", realizzato con componenti Veglia-Borletti e Bosch come il quadro di comando con display luminoso per impostare la temperatura e led per indicare lo stato della potenza e distribuzione dei flussi d'aria impostabili anche manualmente.

La Thema ottenne un grande successo: in Italia fu l'icona dell'auto blu e un consolidato status-symbol per un decennio, ambita da rampanti ed affermati, si distinse quale auto di grande confort unito a inaspettate prestazioni, dotata di motori ad iniezione elettronica, aspirati e sovralimentati tecnologicamente superiori a molta della concorrenza, basti pensare che la Thema turbodiesel era l'auto a gasolio più veloce del mondo quando uscì.

La gamma dei motori della Thema I serie prevedeva un 2.0 i.e. 8v aspirato da 120cv, derivato dalla versione di 1.6 litri portando la corsa a 92mm del leggendario bialbero Lampredi (dal nome dell'ex progettista Ferrari che realizzò il primo motore Fiat con distribuzione ad alberi a cammes) Lo stesso generoso 2.0 (1995cc) in versione sovralimentata con una turbina Garrett T3 ed overboost erogava ben 165cv, potenza degna di cilindrate (e tasse) ben maggiori, facendo sfrecciare la "Thema i.e. turbo" oltre i 200km/h e nei sogni degli automobilisti. Vigeva infatti l'ordinamento fiscale che penalizzava quali beni di lusso le automobili sopra i 2 litri di cilindrata; è in questo senso inquadrabile lo scarso successo in Italia delle Thema 6 cilindri di 2.8 litri (2.850cc) della I serie riconoscibile per la targhetta "6V": motore realizzato da Peugeot Renault e Volvo (da qui PRV. E' la stessa unità propulsiva che all'epoca equipaggiava la celebre De Lorean DMC-12) erogante 150cv che vantava quale grande pregio grande affidabilità a fronte di un rendimento sottotono. Grande successo ebbe il 2.5 turbodiesel S, da 100cv, unità moderna e affidabile, consentiva alla Thema una velocità di punta di 185km/h in gran comfort ed economia; divenendo la preferita dei grandi divoratori di chilometri.

Nel 1986 Lancia presentò la Thema Station Wagon, giardinetta di lusso disponibile unicamente in versione i.e turbo e 6V e realizzata negli stabilimenti di Borgo San Paolo destinati a piccoli numeri di vendita. Ottenne un buon successo di vendite e critica, divenne fenomeno di costume e consegnò l'immagine del prestigio automobilistico alle Station Wagon, precedentemente relegate ad auto prettamente professionali, grazie anche all'elegante posteriore disegnato da Pininfarina di cui porta firma nel raccordo fra montante posteriore e portellone.

Nel 1986 venne presentata la versione 8.32 denominazione che indicava il numero dei cilindri, 8, e delle valvole, 32 del potente motore capace di erogare 215 cv di stretta derivazione Ferrari 308 che la rese l'auto a trazione anteriore più potente del mondo. Il motore dovette subire numerose modifiche per permetterne l'inserimento nel cofano della vettura. La 8.32 aveva interni sfarzosi per l'epoca, rivestiti interamente di radica, pelle Poltrona Frau e/o alcantara, in modo tale che la mano del cliente non potesse toccar altro che materiali pregiati. Esclusive e distintive pure le dotazioni, dai poggiatesta posteriori a scomparsa automatica (si sollevano se dei sensori posti sotto i sedili posteriori rilevano un peso di almeno 20 Kg), alle sospensioni elettroniche con taratura automatica o sportiva selezionabili dal conducente alla plancia, classica e sportiva insieme, realizzata con strumenti analogici montati su un pannello di vera radica e bocchette in stile Ferrari, all'alettone posteriore a scomparsa nel baule attivabile tramite un tasto sul comando tergicristalli. Ne vennero prodotti fra I e II serie circa 5.000 esemplari di cui una serie speciale numerata di 32 di prima e 32 di seconda serie color Rosso Ferrari.

(1988)
Lancia
Thema seconda serie
La Thema II serie, presentata al salone di Parigi del Settembre 1988 e prodotta fino al 1992 fu la serie di maggior successo della berlina torinese. Presentava internamente estesi rivestimenti in lamina di legno vero a poro aperto sui corriporta e sulla plancia, rivisti pulsanti ed interruttori, presentava esternamente i fari anteriori divisi orizzontalmente, nella parte inferiore di colore bruno prendevano posto gli indicatori di direzione, gli specchi retrovisori esterni nelle versioni più potenti o come optional erano elettrici e di nuovo disegno con un solo supporto alla base. Debuttarono su questa serie i motori a 16v, il 2.0 i.e. 16v erogava 147cv,sufficienti a farle raggiungere la velocità di 210km/h e a farla scattare da 0 a 100 in 9"2; il turbo 16v, di stretta parentela con nientemeno che il glorioso propulsore della Delta Integrale spingeva la Thema, coi suoi 181cv , a 220km/h e da 0 a 100 in appena 7 secondi. Il 2.8 venne modificato nel sistema d'alimentazione e nell'erogazione, ora più regolare. La 2.5 "turbo ds" raggiunse i 118cv con velocità di punta di 195km/h, stessa velocità del 2.0 i.e. (8v) che rimase a listino depotenziato a 117cv.

(1985)
Lancia
Y10
La Autobianchi Y10, commercializzata sui mercati esteri anche con il marchio Lancia, è un'autovettura utilitaria italiana dalla caratteristica linea cuneo, prodotta dal 1985 al 1995 in circa 800.000 esemplari.L'Autobianchi Y10 debutta ufficialmente al Salone di Ginevra, nel marzo 1985. La nuova utilitaria ha l'impegnativo compito di sostituire degnamente l'A112 che da quindici è presente con successo sulla scena nazionale ed internazionale del mercato automobilistico.

Per rendere meno evidente l'enorme differenza formale fra i due modelli, in seno al Gruppo Fiat – Lancia (l'Alfa Romeo sarebbe stata acquisita dal gruppo torinese soltanto l'anno successivo) viene stabilito che l'A112 resti in listino, parallelamente alla Y10, fin quasi alla fine del 1986. A mettere in comune la Y10 all'A112 c’è solo il marchio, la tipologia strettamente utilitaria delle due automobili e lo stesso desiderio, per il modello più anziano ormai totalmente esplorato ed appagato, di imporsi come automobili “di classe” da città, per questo molto attente a soddisfare le pretese non soltanto di un pubblico femminile sempre più esigente, ma anche di tutti coloro che vedono l'automobile utilitaria non soltanto come una “scatola” con cui destreggiarsi il più abilmente possibile in mezzo al traffico cittadino, ma come qualcosa di appagante, in termini di design, prestazioni e comfort.La più importante novità nel design che colpisce il pubblico e la stampa è soprattutto la coda tronca, caratterizzata dal portellone con verniciatura in nero satinato, indipendentemente dal colore scelto per la carrozzeria (ma sarà disponibile, seppure come optional, la verniciatura del portellone nella tinta prescelta per la carrozzeria). La linea della piccola scocca, marcatamente a cuneo, è molto aerodinamica (CX di 0,31), grazie al cofano motore accentuatamente inclinato, al parabrezza curvo e anch’esso parecchio inclinato, ai finestrini laterali a filo con la carrozzeria, all'assenza di gocciolatoi laterali, alle maniglie porta incassate ed alla lieve rastrematura del tetto verso la coda. Tutte queste caratteristiche, uniche per un'utilitaria del 1985, sono a merito del Centro Stile Fiat, a quei tempi guidato dall'ing. Vittorio Ghidella.

Anteriormente, i fari rotondi dell'A112 sono soltanto un ricordo: ora ci sono gruppi ottici rettangolari, che, insieme alla semplice ed elegante griglia, delimitano lo sviluppo del cofano motore, dando al frontale della vettura una immagine molto “tecnica”. Il parabrezza, ora dotato di guarnizione in resina siliconica, è ampio, inclinato e caratterizzato da un tergicristallo monospazzola, soluzione funzionale e pratica, applicazione derivata dalle Fiat Panda e Uno. La fiancata, dal disegno molto pulito, è caratterizzata da una linea di cintura che parte dalla base del cofano motore e tende a salire a mano a mano che ci si avvicina alla coda, delimitando inferiormente le due luci laterali. Assente, sulla superficie della fiancata, un qualunque tipo di nervatura, anche soltanto un profilo di abbellimento e di protezione: soluzione che rende la linea della Y10 molto particolare dal punto di vista del design.

La Y10 è proposta solo con carrozzeria a tre porte, ma le portiere sono piuttosto ampie, rendendo così l'accesso in auto agevole anche ai passeggeri posteriori. Il ruolo da protagonista spetta, come già accennato, al portellone posteriore piano e quasi verticale, incernierato in modo da rendere più pratico possibile l'accesso al vano bagagli, arretrando il punto di rotazione undici centimetri verso il centro del tetto, consentendo un'agevole apertura. I gruppi ottici posteriori sono rimasti, come sulle ultime A112, a sviluppo orizzontale; gli scudi paraurti, dalla forma avvolgente, sono realizzati in materiale plastico (ABS).L'abitacolo presenta rivestimenti in moquette sul pavimento, di serie su tutte le versioni; rivestimenti in tessuto per i sedili e nelle versioni top di gamma rivestimenti di Alcantara su plancia, sedili e pannelli porta; inoltre, per personalizzare ed arricchire ulteriormente la propria Y10, sono disponibili in listino optional, quali vetri elettrici, chiusura centralizzata, divanetto posteriore sdoppiato, vetri posteriori apribili a compasso elettricamente (soluzione rivoluzionaria per quei tempi, e mai più vista, a tutt’oggi, su nessun'altra automobile), tetto apribile in cristallo ad azionamento manuale, sistema di climatizzazione interna con comandi elettronici e visualizzazione a LED, di impostazione simile a quello già adottato sulla Fiat Regata. La plancia, di impostazione moderna ed a sviluppo orizzontale, può offrire a richiesta una strumentazione analogica, arricchita con econometro, indicatori supplementari e Control System con largo uso di LED oppure, sempre come optional ma ad un costo decisamente maggiore, una sofisticata strumentazione digitale optoelettronica Solid State, comprendente fra l'altro Control System, computer di bordo e contagiri, che include anche i vetri ed i finestrini a compasso elettrici e la climatizzazione elettronica, per standardizzare la realizzazione degli impianti elettrici a poche e definite varianti. Quest'ultima strumentazione, rarissima proprio per la sua complessità ed il suo costo al pubblico, fu a suo tempo antesignana non soltanto per la miriade di informazioni utili che forniva al conducente, ma anche per la sua illuminazione di colore blu, che sarà tanto in voga vent’anni più tardi.

La dotazione di serie della versione di ingresso, la Fire, prevede i fari allo iodio, il lunotto termico, il tergilavalunotto, gli appoggiatesta anteriori fissi, i vetri posteriori a compasso manuali e le cinture di sicurezza anteriori. L'accessibilità all'abitacolo è giudicata agevole, la visibilità è ottima in tutte le direzioni, il bagagliaio tuttavia è un po’ troppo sacrificato, almeno rispetto alle “cugine” Panda e Uno.

(1989)
Lancia
Y10 seconda serie
Nel Febbraio del 1989 l'Autobianchi presenta la seconda serie della Y10, caratterizzata da leggeri ma importanti ritocchi estetici ed all'abitacolo, ed interessata da importanti modifiche nelle motorizzazioni: in conseguenza, nasce la nuova gamma: “Il privilegio di evolversi, restando sé stessi” Così come recita la sua pubblicità televisiva di lancio.

Tutti i modelli hanno ora coppe ruota di nuovo disegno (4WD esclusa), indicatori di direzione anteriori bianchi, gruppi ottici posteriori (simmetrici ed ora uguali per tutte le versioni), realizzati in bicolore: doppia luce di retromarcia di color fumé, doppio proiettore retronebbia di colore rosso, luci di posizione e stop (a doppio filamento) in rosso ed indicatori di direzione fumé. Scompaiono gli indicatori giallo ambra e con essi una moda fino ad allora imperante in campo automobilistico.

La Fire ha ora una nuova griglia radiatore, di aspetto non più povero, abbellita con la cornice esterna in acciaio inox che dal 1986 era stata retaggio delle versioni top di gamma, ma con la griglia a tinta unica, cioè priva delle baffature cromate. Nell'abitacolo è stato modificato lo schienale del divanetto posteriore, a vantaggio della capacità di carico del bagagliaio, rendendolo più verticale e meno imbottito; sono stati modificati i pannelli porta, che ora includono nella parte inferiore i pulsanti degli alzacristalli elettrici anteriori (optional su Fire) e la predisposizione per gli altoparlanti; la plancia resta però del tipo più economico, cioè priva degli sportelli su vani e cassetti. Nuovi sono anche i tessuti di rivestimento dei sedili.

Tutti i nuovi modelli hanno la strumentazione con una nuova grafica, anch’essa assai meno “anni ‘80” e, Fire esclusa, il volante regolabile in altezza. L'impianto di climatizzazione interna prevede ora di serie anche la funzione di ricircolo manuale oppure, a richiesta, un nuovo sistema di climatizzazione digitale, stavolta con regolazione elettronica della temperatura mediante display e funzione “auto” per il mantenimento costante della temperatura impostata.

Della precedente gamma comprendente la Fire, la Fire LX, la Touring, la Turbo e le serie speciali, sopravvive soltanto la versione Fire mentre tutte le altre versioni escono di produzione e con esse anche il motore da 1050 cc, sia nella versioni aspirata (Touring) sia nella turbocompressa (Turbo). Tale motore è sostituito ora dal Fire di 1108 cc, che ha debuttato nel 1988 al lancio della Fiat Tipo e che, nel caso della Y10, è dotato di iniezione elettronica Single Point; caratterizzato da una potenza massima di 56 CV a 5500 giri/minuto e da una coppia massima di 88 Nm a 3000 giri/minuto, equipaggia l'inedita Fire LX i.e., che raggiunge i 156 Km/h ed accelera da 0 a 100 Km/h in 13.9 secondi.Se la scomparsa del motore 1.050 turbo, per motivi di omologazione antinquinamento in alcuni paesi europei (Svizzera, Austria e Germania) ha causato molti rimpianti, il nuovo motore aspirato di 1301 cc, ad iniezione elettronica Multi Point, di produzione brasiliana e derivato dal precedente 1050, è il degno sostituto, ed è in grado di sfoderare una potenza massima di 76 CV a 5750 giri/minuto ed una coppia massima di 100 Nm a 3250 giri/minuto. Questo nuovo 1300 equipaggia la inedita versione GT i.e., nata per sostituire la Turbo ed in grado di raggiungere i 178 Km/h ed accelerare da 0 a 100 Km/h in 11,5 secondi.

Infine la 4WD cambia denominazione, diventando 4WD i.e., e cambia motore, passando dal Fire 1000 al Fire 1100 ad iniezione elettronica Single Point della LX i.e. Grazie al nuovo motore la 4WD raggiunge i 151 Km/h ed accelera da 0 a 100 Km/h in 15 secondi.

La nuova Y10 Fire LX i.e. si riconosce esternamente per la fascia inferiore del paraurti verniciata nello stesso colore della carrozzeria, per la striscia adesiva, con sigla d'identificazione, che percorre tutto il bordo inferiore della fiancata e per il terminale di scarico cromato; internamente, sedili in tessuto oppure, a richiesta, selleria in Alcantara. Plancia e pannelli porte sono rivestiti di serie in Alcantara.

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