Modelli LANCIA Anni '90


(1993)

Lancia
Delta seconda serie
La seconda serie, progettata sulla base della piattaforma della Fiat Tipo, non ha mai partecipato alle competizioni e, complice anche un design non esaltante, non ha riscosso il successo commerciale sperato.

La Delta seconda serie fu penalizzata: dall'assenza della versione con la motorizzazione base a benzina di 1.4 litri presente invece sulla Tipo, dalla meccanica poco affidabile (come tutti i modelli Fiat del periodo), ma sopratutto dall'entrata in produzione molto in ritardo e quindi con linee non più freschissime: 1993 per la versione a cinque porte e 1995 per la versione a tre porte denominata "Delta HPE".

Infatti, la Fiat Tipo da cui deriva entrò in produzione nel 1988 e la Lancia Dedra (versione quattro porte e tre volumi della Delta) entrò in produzione nel 1989.

Inoltre, uscirono poco dopo, la Delta seconda serie, nuovi modelli in casa Fiat: nel 1994 usci l'Alfa Romeo 145, nel 1995 Alfa Romeo 146, nel 1996 usci la Fiat Bravo/Brava, questi modelli erano sempre costruiti sulla base della piattaforma Tipo, ma avevano miglioramenti meccanici (telaio irrigidito, miglioramento geometrie sospensioni, motori plurivalvole per le Bravo/Brava, etc), e sopratutto linee più moderne.

E' uscita di produzione nel 1999, quando entrò in produzione la Lancia Lybra (l'erede della Lancia Dedra), senza venire sostituita nella gamma Lancia, lasciando così un vuoto tra la piccola Lancia Y e la media Lancia Lybra.

(1992)
Lancia
Thema terza serie
Al Salone dell'Auto di Parigi del Settembre 1992 debuttò la Thema III serie, ultimo restyling per l'ammiraglia Lancia che nonostante gli 8 anni di gloriosa carriera tiene ancora bene il mercato. Le modifiche non sono solo estetiche ma anche sostanziali. Fuori nuovi scudi paraurti consentono alla vettura di non subire danni in urti fino ad 8km/h, è eliminata la scalfatura dal cofano posteriore, ora liscio. Tutte le cromature sono brunite e l'auto è dotata di serie in tutta la gamma degli specchi retrovisori ad un solo supporto, del retrovisore interno elettrocromico, delle doppie tendine posteriori, dei cristalli atermici Solextra dello SpeedLimit e sospensioni con ammortizzatori lamellari . Vengono rivisti tutte le connessioni dell'impianto elettrico ora con doppio blocco antisfilamento (secondary lock) ad evitare falsi contatti e noie agli utilizzatori. I motori vengono aggiornati alle normative antinquinamento Europee (9renault_e/441 - Euro1). Viene mantenuto a listino (non per il mercato italiano)il 2.0 ie 8v rimane il motore d'accesso alla gamma. Il 2.0 16v raggiunge 152cv con 18.1kgm di coppia grazie al V.I.S. sistema di condotti d'aspirazione a lunghezza variabile. Il turbo 16v passa a 205cv e 30.4kgm di coppia con overboost a 2 livelli per un erogazione più regolare consentendo una velocità massima di 230km/h e uno scatto da 0 a 100km/h in soli 7.2 secondi. Il famoso V6 AlfaRomeo "Busso" con cilindrata di 3.0 litri distribuzione ad 8 valvole e potenza di 175cv (25kgm) sostituisce l'assetato 2.8 PRV. Il 2.5 turbodiesel è "ecodiesel" sostanzialmente invariato ai suoi 116cv ma più ecologico, con catalizzatore ossidante e valvola egr.

Gli allestimenti si articolano in "base" , LE (line executive) LS (line style) ed LX. Le turbo 16v e 3.0 V6 sono prodotte a partire dall'allestimento LS e sono le uniche a poter disporre dell'allestimento LX che rappresenta con un notevole scarto sul listino (62 contro i 48 milioni di Lire dell'LS su una turbo 16v) il top della produzione del gruppo Fiat configurandosi come l'erede della Thema 8.32 il cui motore non poteva più essere aggiornato alle normative antinquinamento vigenti. La Thema Lx comprende finiture analoghe alla 8.32, quindi plancia ed arredi interni interamente rivestiti in pelle e rifiniti in radica di rosa africana, sedili e pannelli sono disponibili in alcantara grigio o pelle Poltrona Frau nera a richiesta insieme a cruise-control e tetto apribile elettrico in cristallo, a completare una dotazione di serie da superammiraglia. Le Thema della III e ultima serie rimasero a listino fino a tutto il 1994 per coprire il segmento in attesa della lunga gestazione della Lancia K e non occorse alcun problema a smaltire le scorte degli ultimi esemplari a K già presente.

(1999)
Lancia
Lybra
Basata sul pianale dell'Alfa Romeo 156 (basata a sua volta sulla Fiat Tipo) nasce per rimpiazzare la Lancia Dedra di cui conserva parte della meccanica, e come la sua antenata era disponibile nelle versioni berlina e station wagon, con quest'ultima variante di carrozzeria tuttora in produzione. La Lybra testimonia la volontà della Lancia di non usare più nomi delle mitologie greche per le sue auto.Lo stile della Lybra è un chiaro allontanamento dalle forme rettangolari, diffuse negli anni 80-90. La Lybra si ispira alle Lancia degli anni 50 come l'Aurelia e l' Appia con fari tondi e sporgenti.

D'altra parte non è stato un modello che ha riscosso successo, come la Thesis, la Dedra o la K. Nonostante l'ispirazione agli anni 50, la Lybra somiglia alle automobili anni 90 guardando alla forma del tetto e del posteriore della SW (ispirato alla K station wagon).

(1994)
Lancia
K
Oltre che nella versione di classica berlina a quattro porte, ne furono presentate le versioni coupé e station wagon. Nel 2001 venne sostituita dalla Lancia Thesis. La K, ammiraglia Lancia dal 1994 al 2001, subentrò alla Thema alla fine del 1994, dopo una lunga gestazione, perché i vertici Lancia avevano messo sotto pressione i fornitori volendo per la nuova ammiraglia il massimo in termini di qualità costruttiva.

La nuova vettura era caratterizzata da un frontale morbido con la classica calandra ben in evidenza, elemento di spicco di tutte le Lancia. Era disegnata dal Centro Stile Lancia con la collaborazione dell'I.de.a e vantava anche gruppi ottici ad andamento orizzontale e forme più arrotondate e filanti rispetto all'uscente Thema. Notevole anche l’evoluzione stilistica della coda, dove abbiamo i gruppi ottici divisi dall’apertura del cofano del vano bagagli, la forma del lunotto, più piatto e inclinato, e un ampio scudo paraurti. Il taglio delle portiere e dei finestrini è particolarmente affusolato ed in quelli laterali posteriori si nota il piccolo deflettore fisso che serve ad aumentare il massimo grado d’apertura del cristallo stesso.

Sul piano della qualità costruttiva va ricordato come la k disponesse, ad esempio, di tolleranze minime per i giochi di accoppiamento delle portiere. In sostanza, si puntava su livelli di qualità costruttiva assoluti, superiori a quelli della concorrenza.
La completezza degli equipaggiamenti esprimeva la cura del dettaglio. Tra le novità rispetto alla Thema si inseriscono il volante regolabile anche assialmente e l'antenna radio incorporata nel lunotto. Più grande, più spaziosa e più confortevole della Thema, la k offriva inoltre strumentazioni particolarmente sofisticate come il computer di bordo Infocenter, disposto nella parte superiore della consolle centrale. Il telefono di bordo e il climatizzatore era, ed è, uno dei migliori mai riusciti: a gestione totalmente automatica, di serie su tutte le versioni. Dotato di numerosi sensori è in grado di dirigere automaticamente i flussi d'aria dove vi è la necessità. In tal senso il flusso viene indirizzato singolarmente nelle numerose bocchette previste: ai piedi dei passeggeri anteriori, ai piedi dei passeggeri posteriori, frontalmente ai passeggeri anteriori, frontalmente ai passeggeri posteriori, ai finestrini, al parabrezza; questi utimi, inoltre, sono a disappannamento automatico, quindi senza che il guidatore si preoccupi di azionare tale dispositivo.Nella filosofia Lancia la k doveva costituire un modello la cui personalità dovesse esprimersi anche nei dettagli, che alla fine svolgono un ruolo determinante nella scelta di un'ammiraglia piuttosto che di un'altra. Una ricerca esasperata che si spinse fino ad optare per il logo identificativo della versione dietro il passaruota anteriore, rinunciando alla vistosa targhetta che si vedeva sulla calandra della Thema. Ma anche la qualità della vita a bordo doveva essere colta subito: da questo principio la scelta di un abitacolo particolarmente raffinato, che si presentava come un vero salotto, accogliente e molto confortevole, rivestito di morbido velluto e talvolta alcantara o pelle Poltrona Frau. L'abitacolo completamente insonorizzato tanto da porsi, in tal senso, al vertice della categoria. Per ottenere tale risultato, i tecnici Lancia hanno lavorato un po' in tutte le direzioni. Oltre ad un notevole impiego di materiali fonoassorbenti ad alto spessore, è stata affinata l'aerodinamica della carrozzeria nella galleria del vento.Con i suoi 4,69 metri di lunghezza, la k andava a confrontarsi con altre auto rappresentative di quegli anni, come la BMW Serie 5. Nella messa a punto della scocca grande importanza fu data alla rigidità, per avere la massima silenziosità possibile. Lo sviluppo dei concetti di sicurezza attiva e passiva si tradusse nell'adozione sulla scocca della k di vaste zone a rigidità strutturale di tipo differenziato.

Sotto l'aspetto della robustezza, la nuova ammiraglia Lancia raggiunse livelli elevatissimi, nettamente superiori a quelli della concorrenza. Una caratteristica che assicura, oltre ad una guida più precisa e diretta, un significativo aumento del comfort acustico. Infatti, grazie all'irrigidimento complessivo della scocca, i micro-movimenti dei pannelli sono poco soggetti a quei piccoli spostamenti che, pur tali, sono fonte di sgradevoli scricchiolii. Tra i particolari più significativi si hanno l'anello trasversale tipo roll-bar all'altezza del montante centrale, tra bagagliaio e abitacolo è stata inserita una parete divisoria, mentre specifici rinforzi sono stati predisposti in tutti i punti critici della scocca e nelle porte, le quali prevedono robuste barre d'acciaio antisfondamento. Sul piano della rigidità strutturale la k rimane tutt'ora imbattuta anche da auto di recentissima progettazione.Rispetto alla Thema, anche per quanto riguarda i motori la gamma fu rivista in funzione delle linee guida espresse dal nuovo mercato: dei quattro cilindri rimase in produzione soltanto il 2000 turbo 16 valvole della Thema fu sostituito nel 1998 dal 2.0 turbo cinque cilindri a venti valvole. Vi era il V6 24 valvole ed i nuovi motori a cinque cilindri a venti valvole: un 2 litri e un 2,4 litri a benzina e un 2,4 litri turbodiesel, mettendo a diretto confronto la k con le vetture di chi i cinque cilindri li produceva già, vale a dire Audi e Mercedes.Il quattro cilindri della k turbo era invece una versione aggiornata di quello della Thema, accuratamente riveduto e corretto nelle dimensioni della turbina, che era più piccola e più pronta rispetto a quella che equipaggiava il propulsore della Thema. Rivista su questo propulsore anche la mappatura della centralina di iniezione. Il differenziale Viscodrive, sensibile alle perdite di aderenza dell'avantreno, provvedeva a limitare l'eccesso di coppia e di conseguenza i pattinamenti dell'avantreno. Dal momento che la coppia sfiorava i 300 Nm e che i cavalli da gestire erano 205 questo dispositivo si rivelò indispensabile. Anche il 2400 turbodiesel a cinque cilindri rappresentava una raffinatezza tra i dettagli tecnici dell’ammiraglia Lancia. Altri dispositivi importanti furono il Servotronic, servosterzo ad indurimento progressivo in funzione della velocità, e nelle versioni più spinte le sofisticate sospensioni a controllo elettronico SCS che si adattano istantaneamente alle condizioni dinamiche della vettura.In occasione del Salone dell'automobile di Torino del 1998, la Lancia presenta la seconda serie della k. Al di là dei minimi ritocchi subiti da tutta la gamma, la novità più importante è stato l'esordio di due nuovi motori, il 2.0 turbo 20 valvole da 220CV ed il 2.4 turbodiesel JTD a iniezione diretta con il raffinato sistema common rail. Consumi ridotti, grande silenziosità di funzionamento e ottime prestazioni le doti immediatamente avvertibili nel nuovo 2.4 JTD. Il nuovo motore turbo 20 valvole spinge la Lancia k alla velocità di 245 Km/h.
Inoltre fanno la loro comparsa il Cruise Control, i fari allo Xeno ad orientamento automatico e il navigatore satellitare.

(1999)
Lancia
Y terza serie
La terza serie del modello fece la sua apparizione sul mercato nel 1992, contemporaneamente alla chiusura dello stabilimento dell'Autobianchi di Desio, la produzione venne spostata presso lo stabilimento Alfa Romeo di Arese. Le motorizzazioni con cui poteva essere acquistata erano rimaste due, da 1108 e da 1297 cc, entrambi con iniezione elettronica, in grado di erogare, a seconda del tipo, potenze comprese tra i 51 e i 74 cv. Modifiche sostanziali, per quanto non immediatamente visibili, riguardarono anche le sospensioni, spesso criticate nelle versioni precedenti, e l'impianto frenante.Gli interni furono completamente rivisti, in particolare per quanto riguarda la strumentazione e per la presenza di un impianto migliorato di climatizzazione, il condizionatore diventa di serie sulla versione Igloo. All'esterno le modifiche riguardano nuovi specchietti retrovisori, dei nuovi cerchi e un generale ammorbidimento delle linee grazie ai nuovi gruppi ottici anteriori e posteriori, pur senza snaturare completamente lo stile della versione originale.Questo modello venne sostituito nei listini Lancia dalla Y,prodotta nei nuovi stabilimenti di Melfi, che ne richiama in parte lo stile, uscita di produzione nel 2003 è stata a sua volta sostituita dalla Lancia Ypsilon.La Y10 è sempre stata venduta in Italia con il marchio Autobianchi fino al 1995, anno in cui fu sospesa la produzione; la Y10 è stata l'ultima vettura del glorioso marchio Autobianchi. All'estero è sempre stata presentata con il marchio Lancia tranne che in Francia e Giappone dove ha mantenuto il logo Autobianchi, tuttora esistono siti di appassionati Giapponesi che posseggono Y10.

(1994)
Lancia
Z
La Z (o Zeta) nacque come prodotto della Lancia risultante dalla joint-venture tra Gruppo PSA e Gruppo Fiat per la realizzazione di quattro monovolumi dalle caratteristiche simili commercializzate con quattro marchi diversi (Peugeot, Citroën, Fiat e Lancia). I due gruppi non erano nuovi a questo genere di operazioni, dal momento che già negli anni '80 si erano adoperati assieme per la realizzazione di alcuni veicoli commerciali sulla base di un unico progetto. Il progetto che invece stava alla base della realizzazione di queste monovolumi prevedeva l'utilizzo di una piattaforma che sarebbe stata in seguito utilizzata, per il furgone Fiat Scudo, prodotto anche come Peugeot Expert e Citroën Jumpy.

Il risultato furono quattro monovolumi, pressoché identiche, sia come pianale che come meccanica, che era di origine PSA, ma leggermente diversi sia per il marchio sia come livelli di allestimento. La Z era fondamentalmente la versione dall'allestimento più lussuoso.

Presentata nel 1994, era una grossa monovolume in grado di competere con la Renault Espace, fino a quel momento leader incontrastata nel settore delle monovolume di grossa taglia. A differenza di quest'ultima, la Z (così come anche le sue sorelle) montava portelloni posteriori scorrevoli. Il suo immenso abitacolo era in grado di ospitare ben sette persone (ma scegliendo di avere una panca da tre posti nella fila posteriore si poteva arrivare anche ad otto posti), oppure, ribaltando i sedili, si poteva ampliare notevolmente la capacità di carico. Ne risultò una vettura per la famiglia, specie per le famiglie numerose, in grado di portare i passeggeri dovunque, in tutto comfort.

Nel 2000 la Z fu tolta di produzione per lasciare il posto, due anni più tardi, alla sua erede, la Lancia Phedra, ancora più grande ed accogliente.La linea della Z è la classica linea delle monovolume. Costruita negli stabilimenti francesi di Sevel, condivide pianale, meccanica e lamierati con le sue tre sorelle (Ulysse, Peugeot 806 e Citroën Evasion) e ne ricalcava quindi anche l'estetica in modo pedissequo. Abbiamo quindi delle forme pressoché squadrate e votate alla razionalità, con sottili fari anteriori a sviluppo orizzontale e fari posteriori quadrati con angoli leggermente smussati. La calandra è quella tipica delle Peugeot dell'epoca, ed è uno dei particolari che maggiormente differenziano le quattro vetture derivanti da questo progetto.

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(1994)
Lancia
Dedra
La Lancia Dedra debuttò ufficialmente nell'Aprile del 1989, destinata inizialmente ad affiancare e poi a sostituire la Prisma che, a sei anni dalla nascita, faticava ormai a tenere il passo delle più recenti avversarie. Si poteva considerare come la versione berlina tre volumi della Lancia Delta della seconda generazione, uscita però molto più tardi, nel 1993.
La Dedra è stata sviluppata accanto a Fiat Tempra e Alfa Romeo 155 sulla base del pianale della Tipo come berlina di classe medio alta (mentre il modello Fiat si situava ad un livello lievemente inferiore). Il disegno, dell'istituto I.DE.A, ha prodotto un coefficiente di resistenza aerodinamica eccellente di soltanto 0.29 cx. Il momento era piuttosto favorevole per la Lancia: la Thema era stata restilizzata solo da un anno e, nonostante fosse sul mercato da cinque anni, incontrava ancora molte preferenze, la Delta (classe 1979) non finiva mai di sorprendere e grazie ai continui successi nelle competizioni stava vivendo una seconda giovinezza, la Y10 (venduta in Italia col marchio Autobianchi) era anch’essa stata oggetto d'un leggero restyling ed anche per lei le vendite andavano a gonfie vele.
Il compito della Dedra era impegnativo: deve infatti raccogliere l'eredità della Prisma, che ha rilanciato il marchio Lancia nel settore delle vetture medie, ampliandone se possibile il suo bacino d'utenza. Basata sul pianale della "cugina" Fiat Tipo e di dimensioni maggiori rispetto alla sua progenitrice (lunghezza 4,34 metri - larghezza 1,70 metri – altezza 1,43 metri – passo 2,54 metri), la Dedra si presentava come una sorta di vice ammiraglia, una vettura in grado di soddisfare chi cercava una berlina elegante ma non voleva o non poteva acquistare una vettura del segmento superiore, come la Thema.L'intento della Lancia era di realizzare un modello che richiamasse l'idea di prestigio, esclusività, personalità e comodità, realizzati con un livello elevato di equipaggiamento e un uso di materiali pregiati (per esempio l'Alcantara); così come l'attenzione ai particolari quali le vernici speciali, i cerchioni in lega e un'attenzione all'isolamento acustico e alla ventilazione.
Particolare attenzione era stata dedicata all'abitabilità e alla comodità di guida con la presenza di sedili regolabili in altezza, servosterzo e specchietti regolabili elettricamente dall'interno. La sicurezza automobilistica è anche stata tenuta in particolare considerazione sia con la presenza di una cellula passiva in grado di ridurre i danni agli occupanti del veicolo in caso di incidente stradale, sia per la presenza di dispositivi attivi come l'ABS.
Un "restyling" nel 1994 ha fatto poco per ampliare il successo di vendite dell'automobile all'estero e l'intera gamma Lancia, compreso la Dedra venne ritirata dai mercati di guida a destra l'anno successivo. La Dedra, dal 1993 venduta anche nella versione station wagon, è rimasta popolare sul mercato italiano a lungo.
A fine anni novanta la carriera della Dedra volgeva ormai al termine e nel settembre del 1999, dopo anni di rinvii e ripensamenti, arrivò nelle concessionarie Lancia la Lancia Lybra, erede della Dedra, che scomparve definitivamente dai listini all'alba del nuovo millennio, nel gennaio 2000.
La Dedra, in “pensione” ormai da sette anni, la si può a pieno titolo definire l'ultima berlina Lancia di successo. Non è un mistero infatti che la Lybra, dopo un esordio incoraggiante (specie in versione Station Wagon), abbia raccolto consensi ormai quasi esclusivamente come vettura aziendale, fino a uscire di scena nel 2006, e che la più grande Lancia Thesis non sia riuscita a bissare i successi che vent'anni fa premiarono la Thema. La Delta poi avrà un’erede solo nel 2008 e pertanto la Lancia continua a vendere grazie solo a tre modelli: la riuscita Lancia Ypsilon, che ha saputo imporsi come compatta alla moda, e le monovolume Lancia Musa e Lancia Phedra (molto apprezzata, anche all'estero). Ma nel cuore dei lancisti (e di tanti italiani), "costretti" oggi a cercare altrove la propria vettura media, manca all'appello una vettura elegante, moderna, che consenta di ritrovare lo spirito di marca.